Come controllo il topo

Mentre l’innalzamento della temperatura favorisce l’aumento di topi e ratti i Comuni continuano con le inutili, costose e violente esche avvelenate. A Genova invece attuato uno studio dell’Università La Sapienza: bastano pulizia, bonifiche ambientali e diversa raccolta dei rifiuti.
23 novembre 2001 – Popolazioni di topi e ratti in crescita con l’aumento globale della temperatura terrestre. Lo afferma il professor Mauro Cristaldi, del Dipartimento di Biologia animale e dell’uomo dell’Università La Sapienza di Roma.
“L’aumento di temperatura conseguente ai cambiamenti climatici – spiega – potrebbe favorire la diffusione e l’aumento della densità di specie che, in ambienti già soggetti ad effetto serra localizzato come le città, abitano gli ambienti antropizzati: topo domestico, ratto delle chiaviche, ratto dei tetti. Per queste ragioni insistiamo nel proporre e raccomandare la bonifica e la tutela ambientale, l’oculata gestione delle risorse naturali, la pianificazione demografica, la riduzione delle emissioni nocive, la tutela degli ecosistemi naturali”. Secondo Cristaldi, inoltre, è molto importante il controllo, in parallelo, delle popolazioni di roditori in qualità di bioindicatori dello stato dell’ambiente. “I topi – osserva – sono ‘specie sentinella’ che, grazie alla loro generalizzata diffusione nella gran parte degli ecosistemi, forniscono un ‘termometro’ nel controllo di aree a rischio effettivo e potenziale”.
Quali problemi sanitari possono provocare? “I roditori – secondo l’ esperto consultato dall’agenzia Ansa – sono vettori di malattie, generalmente aggredibili per via antibiotica, di cui essi stessi possono essere vittime (leptospirosi, virus di Hantaan) e che sono trasmissibili all’uomo. I vettori sono a volte i loro parassiti, come le pulci (per la peste) e le zecche (per le rickettsiosi). In altri casi si è osservato che i roditori possono fungere da semplici trasportatori (ad esempio tramite il mantello per le spore dell’antrace)”. Il gruppo di ricerca che fa capo a Cristaldi ed a Luisa Anna Ieradi ha iniziato a studiare la fattibilità di un sistema di controllo integrato delle popolazioni di questi roditori fin dal 1982, a seguito dell’ottenimento di un incarico da parte dell’Ufficio Tevere del Comune di Roma. “Dallo studio emerse subito – dice Cristaldi – che, con interventi scoordinati e puntiformi, fatti comunemente con presidi chimici anticoagulanti dispersi in ambiente, il problema non si sarebbe mai potuto nemmeno attenuare. Lavorammo per preparare un progetto che sottoponesse il controllo del rischio murino ad una struttura centralizzata dotata di sistemi informativi e che inserisse il problema nell’ambito di altre variabili ambientali (condizioni del costruito, rifiuti, insorgenza di malattie, corpi d’acqua, fognature, ecc.)”. In seguito, prosegue, “abbiamo avuto un certo interesse da parte del Comune di Milano, poi del Comune di Palermo, che si sta tuttora muovendo in tal senso e del Comune di Genova, che con il suo ufficio Gestione fauna urbana ha messo recentemente in pratica quanto a Roma era rimasto lettera morta”.
Quindi no alle tradizionali derattizzazioni con esche avvelenate, i cui risultati sono talvolta modesti; si’ all’approccio integrato ed alle bonifiche ambientali. A Genova, dove per ogni abitante vivono in media due ratti (ma nelle zone portuali la media e’ sicuramente maggiore), l’Ufficio del Comune, diretto da Paolo Albonetti, sta sperimentando con successo un sistema nuovo per contrastare l’aumento delle popolazioni di topi e ratti.
“Abbiamo applicato in una zona campione del centro storico il metodo messo a punto dai ricercatori ed abbiamo ottenuto la diminuzione di un decimo della popolazione di ratti in un’area di due ettari con 7.500 abitanti circa. Le popolazioni sono scese da 0,3 per abitante a 0,03, senza usare esche avvelenate e spendendo molto meno”.
Il metodo integrato consiste in interventi ‘a monte’ di gestione e controllo degli ambienti dove prosperano i ratti, per impedire la colonizzazione e il passaggio dalle fogne alle cantine e strade: bonifiche della pavimentazione dei marciapiedi, riallineamento delle condotte fognarie e delle utenze (gas, luce), diversa tipologia di raccolta rifiuti, maggiore illuminazione, divieto di alimentazione per piccioni, ecc.
“Lavoriamo in stretto contatto con ingegneri, architetti e capocantieri in concomitanza con i lavori, ai quali proponiamo accorgimenti tecnici che moltiplicati per mille fanno ottenere risultati importanti”, dice Albonetti. Con i metodi tradizionali, aggiunge, “i superstiti dalle derattizzazioni aumentano la prolificità e occupano le nicchie lasciate libere. Nel caso della bonifica ambientale si diminuiscono le nicchie e di fatto viene impedita la proliferazione”.
I ratti, animali dalla elevata prolificità e grande adattamento (vivono ovunque tranne in Antartide, in pratica in tutti i climi), pur non potendo definirsi intelligenti, hanno una serie di reazioni stereotipate che gli permettono di porre sempre strategie di difesa; hanno una speranza di vita di 3-4
anni, peso medio 2-3 etti. “Ma non mancano i grossi esemplari di sei etti tra i ratti delle chiaviche (Rattus norvegicus) di origine orientale – osserva Albonetti – non sono particolarmente aggressivi, ma sicuramente notiamo una minore paura dei ratti nei confronti dell’uomo: in città non hanno competitori e nei nostri confronti sono abbastanza indifferenti”.

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di Gianluca Felicetti

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